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Gianfranco Micciché si sta producendo in questi giorni in una serie di dichiarazioni contro il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, reo, come ripetiamo da mesi, dello svuotamento del Fas e di una grave impostazione “leghista” e antimeridionalista. Sarebbe una battaglia nobile, non fosse condotta solo ed esclusivamente a colpi di proclami da un esponente dello stesso governo responsabile del più grave trasferimento di fondi dal Sud al Nord che l’Italia ricordi.

Micciché, che vanta la delega al Cipe, dovrebbe far seguire alle parole comportamenti conseguenti e rassegnare le dimissioni. Altrimenti si assuma fino in fondo le proprie responsabilità e renda conto del disastro perpetrato dalla squadra di governo di cui fa parte. A cominciare dal pasticcio uscito dalla seduta di giovedì scorso del Comitato interministeriale che, se possibile, ha reso ancora più torbide le acque intorno alle sorti del Fondo per le aree sottoutilizzate.

Entrando un minimo nel merito delle cifre prodotte dal  Cipe, ci si accorge infatti che dei 7,3 miliardi sbloccati solo 4 riguarderanno il Sud. In altri termini, poco più del 50 per cento, a fronte dell’85 previsto dalla legge. Non solo. Nel monte complessivo delle risorse sbloccate, due miliardi e mezzo di euro risultano “già vincolati”. Come? Da chi? Non è dato saperlo. Il governo blatera, farfuglia, ma non fornisce alcun documento. Alza invece una cortina fumogena, delegando ai Micciché di turno il compito di blandire l’opinione pubblica meridionale a suon di promesse, rigorosamente declinate al futuro. Così, mentre il sottosegretario rassicura i suoi conterranei, a Montecitorio va in porto una Finanziaria che sottrae al Sud di altri 3 miliardi di euro per il 2009.  

Il “signor Cipe”, tanto che c’è, potrebbe spiegarci anche il senso dello stanziamento di 1,3 miliardi di euro per il Ponte sullo stretto, a quanto pare promesso personalmente dal ministro delle infrastrutture Altero Matteoli al sindaco di Messina. Micciché sarà certamente al corrente del fatto che la crisi nel 2009 è destinata a colpire soprattutto la Sicilia e il meridione. Per difendere il tessuto sociale e produttivo del Mezzogiorno, per creare posti di lavoro e arginare il pericolo di un tracollo dell’occupazione, abbiamo bisogno di dare il via a opere immediatamente cantierabili, non a infrastrutture di cui non è stato completato neppure il progetto esecutivo. 

Se al Sud tornassero almeno una parte delle risorse saccheggiate per coprire gli sperperi di questo governo, si potrebbero trovare le risorse necessarie per finanziare seri piani di sviluppo, a cominciare dal ripristino dell’automatismo sul credito d’imposta. Purtroppo invece, con il dirottamento di risorse dal Fondo sociale europeo per gli ammortizzatori sociali, già si prepara il prossimo scippo ai danni delle aree deboli del paese. 

È ora che gli esponenti meridionali di governo e di maggioranza la finiscano di fare il doppio gioco, comportandosi da paladini in Sicilia in e da agnelli a Roma. Serve coerenza e serietà: in ballo c’è il futuro del Mezzogiorno e di tutta l’Italia. Ci piacerebbe sapere su quali basi Micciché si sente di dare garanzie ai siciliani. E soprattutto da chi intenda difenderli, se non dal sodalizio antimeridionalista e antisociale di cui, almeno finora, “mister Cipe” è  parte integrante.

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